Personaggi Illustri

SAN VITALE Eremita
Bastia Umbra, 1295 - Assisi, 31 maggio 1370

Esemplare storia di un brigante che trascorse la sua gioventù nel peccato , ma pentitosi, percorse l’Europa in pellegrinaggio per espiare le sue colpe. Ridotto in penitenza presso il Monastero di S. Benedetto del Monte Subasio, visse come eremita in S. Maria di Viole nelle vicinanze di Assisi in assoluta povertà. Si racconta possedesse solo un canestro di vimini per attingere l’acqua alla fonte posta nei pressi del suo eremo . Godette di fama di santità già in vita e dopo la sua morte gli vennero attribuiti numerosi miracoli, soprattutto nei confronti di malati delle vie urinarie per cui divenne protettore degli affetti da queste patologie.

GIROLAMO GAMBARA

Condottiero e capitano militare al servizio di Giampaolo Baglioni, sia durante le battaglie combattute da questi per la Repubblica di Firenze e per il papa Alessandro VI, sia quelle contro la famiglia degli Oddi per la superiorità su Perugia. Quando Giampaolo Baglioni, per ordine di Leone X, fu imprigionato e decapitato (1520) a Castel Sant’Angelo in Roma, passò al servizio del giovane figlio Malatesta IV Baglioni (di Giampaolo), che aveva grande stima per Girolamo Gambara, tanto da affidargli nel 1529, dopo essersi inimicato il pontefice Clemente VII e con il timore di perdere la sua signoria, la difesa di Spello, uno dei principali castelli sotto il suo dominio, contro le truppe di Filiberto di Chalons, principe di Orange.

In un documento scritto dallo storico perugino Flogeri, Girolamo è definito: “Uomo nella guerra molto esperto e capitano valoroso”; questo elogio viene da un avversario e si riferisce alla cosiddetta Guerra del sale (1540).

COLOMBA ANTONIETTI
Bastia Umbra, 19 ottobre 1826 – Roma, 13 giugno 1849

Colomba Antonietti, una donna coraggiosa che sacrifico’ la propria vita per un ideale.   Nata a Bastia Umbra il 19 ottobre 1826, morì il 13 giugno 1849 per difendere la Repubblica Romana.

Era figlia del fornaio Michele e di Diana Trabalza, giovanissima si trasferì con la famiglia a Foligno.

A Foligno, appena quindicenne conobbe il conte Luigi Porzi, cadetto delle truppe pontificie, con cui condivideva il cortile di casa. I due si parlavano dalle finestre delle rispettive stanze, e si incontrarono più volte scambiandosi una promessa di matrimonio, come rivelerà Porzi molti anni dopo. Tuttavia, il diverso ceto cui le due famiglie appartenevano , ricca e nobile quella di Luigi originaria di Imola, borghese quella di Colomba , determinava l’ostilità verso questa unione, tanto dei Porzi che degli Antonietti. Dopo che i giovani furono sorpresi a parlare tra loro dalle finestre, scoppiò uno scandalo in seguito al quale il giovane fu trasferito a Senigallia. Tuttavia, il provvedimento non riuscì ad impedire le nozze.

Nella Chiesa della Misericordia di Foligno, all’una di notte del 13 dicembre 1846 Colomba sposò Luigi Porzi. Alla celebrazione erano assenti quasi tutti i parenti degli sposi (con l’unica eccezione del fratello di lei, Feliciano).

I novelli sposi partirono subito alla volta di Bologna, città in cui abitava la madre di Porzi, ma vi rimasero solo due mesi, prima di trasferirsi a Roma, dov’era di stanza il battaglione di Luigi, promosso tenente. Giunto a Roma, il militare fu arrestato per avere contratto matrimonio senza la necessaria autorizzazione e rinchiuso a Castel Sant’Angelo con lo stipendio dimezzato. L’intervento di un suo zio, prelato, permise di revocare quest’ultima misura, ma Porzi dovette scontare ugualmente la reclusione, alleviata dalle quotidiane visite della moglie.

Nel 1848- 1849 il marito aderì alla Repubblica Romana. Colomba, romantica figura, per combattere al suo fianco si tagliò i capelli e si vestì da uomo indossando l’uniforme da bersagliere.

Inizialmente partecipò alla Battaglia di Velletri (18 – 19 maggio 1849) e di Palestrina, contro le truppe borboniche, dimostrando intelligenza, coraggio e valore, tanto da meritarsi l’elogio di Giuseppe Garibaldi.

Tornata a Roma, si impegnò nel soccorso dei feriti pur continuando a combattere; nell’assedio di Porta San Pancrazio morì sotto il fuoco dell’artiglieria francese, in difesa della Repubblica Romana. Colpita in pieno da una palla di cannone il 13 giugno, spirò pochi istanti dopo tra le braccia del marito; la tradizione vuole che morendo avesse mormorato: “Viva l’Italia”.

Della sua tragica fine scrive Giuseppe Garibaldi nelle sue Memorie:

«La palla di cannone era andata a battere contro il muro e ricacciata indietro aveva spezzato le reni di un giovane soldato. Il giovane soldato posto nella barella aveva incrociato le mani, alzato gli occhi al cielo e reso l’ultimo respiro. Stavano per recarlo all’ambulanza quando un ufficiale si era gettato sul cadavere e l’aveva coperto di baci. Quell’ufficiale era Porzi. Il giovane soldato era Colomba Antonietti, sua moglie, che lo aveva seguito a Velletri e combattuto al suo fianco.»

La sera successiva Luciano Manara e lo svedese Hofstetter, giunti in città per la cena, si imbatterono nel convoglio funebre:

«La bara era coperta di corone di rose bianche e dalla sciarpa tricolore. La musica militare suonava l’inno funebre dei martiri d’Italia “Chi per la patria muor vissuto è assai. […]”. I due ufficiali salutarono commossi il feretro della loro eroica compagna d’armi, a cui tutta Roma rendeva il suo ammirato omaggio.»

Fu sepolta dapprima nella Chiesa di San Carlo ai Catinari, dove era cappellano don Ugo Bassi; nel 1941 le sue spoglie furono traslate presso il Mausoleo Ossario Garibaldino sul Gianicolo, che accoglie i caduti nelle battaglie per Roma Capitale e per l’Unità d’Italia (1849 – 1870). Della sua figura tracciarono ammirati ritratti molte personalità del Risorgimento, tra le quali Domenico Guerrazzi, Felice Orsini e Giuseppe Garibaldi che di lei scrisse: «mi fece ricordare la mia povera Anita, la quale essa pure era sì tranquilla in mezzo al fuoco».

Due mesi dopo la morte nei combattimenti romani, Luigi Mercantini dedicò a  Colomba Antonietti un’ ode.

FRANCESCO GIONTELLA
Montecchio (Baschi), 2 giugno 1895 - Assisi 9 maggio 1969

Sperimentatore di colture agrarie innovative, conseguì diploma di perito agrario con una esperienza pluriennale presso aziende agrarie umbre, fino a tentare la coltura specializzata di nuove varietà di tabacco  (Kentucky, Sumatra, Bright) , su terreni concessi in affitto in territorio bastiolo.  Il successo conseguito lo portò alla realizzazione del più grande stabilimento europeo per la lavorazione del tabacco.

Impegnato nella politica, fu sindaco del Comune di Bastia Umbra dal 1935 al 1944 e dal 1952 al 1964. Oltre 1000 operai trovarono lavoro nei suoi stabilimenti dotati di aria condizionata, refettorio, asilo nido, biblioteca etc.. e persino un ospizio per anziani dotato di ogni confort.

Impegnato nella realizzazione di opere pubbliche , promosse la costruzione di strade, ponti, case popolari, scuole, nonchè un consorzio idrico per la salvaguardia dei corsi d’acqua da destinarsi all’irrigazione.

Fu nominato Grande Ufficiale, Grande Maestro dell’Ordine del Santo Sepolcro e Cavaliere del Lavoro. 

MARIANO BARTOLUCCI Compositore
Bastia Umbra il 5 giugno del 1881 – Perugia, il 20 agosto 1976

Nasce a Bastia Umbra da Gregorio Bartolucci e Armenia Vitaloni.  Nel 1906 si sposa con Chiara Lulani dalla quale ha due figli: Nelson (1907-1913) e Armenia (1909-2000).

Direttore, diplomato Maestro presso l’Accademia di Bologna, esercitò il suo magisterio presso la scuola di musica di Bastia Umbra.
Dal 1935, diresse la Filarmonica di Corciano per 28 anni e dal 1946 al 1957, quella di Marsciano, Dal 1948 al 1951 fu Maestro della Banda Comunale di Umbertide.
Negli anni del dopoguerra fu anche Direttore della Banda di Ponte S. Giovanni.
Autore di oltre duecento composizioni originali per banda, che spaziano dalle marce militari e sinfoniche, alle marce religiose e funebri, ai ballabili e alla musica da concerto.
Oltre alle composizioni originali ha trascritto molta musica operistica, in particolare di Verdi, Donizetti e Bellini.

FEDERICO LANCETTI Ebanista
Bastia Umbra, 1817 - Perugia 16 aprile del 1899

Federico Lancetti fu uno  dei maggiori esponenti Umbri  dell’Ottocento quelle cosiddette “arti minori”, che richiedevano studio e attitudini pari a quelle necessarie per le “maggiori”, come la pittura , la scultura. Fu un vero artista dell’intarsio, di qualsiasi lavoro in legno del restauro, dell’alta falegnameria. Dopo aver percorso gli studi presso l’Accademia Perugina di Belle Arti, fu allievo a Roma nel laboratorio di Luigi Frantz, ebanista tedesco e in altre botteghe di Firenze e Livorno. Portò a Perugia l’arte dell’ebanista al massimo sviluppo, insieme a quella della tarsia moderna, di-venuta arte applicata all’industria. La sua bottega che aveva sede in via del Corso, al numero 59. Federico Lancetti, tra le altre cose, restaurò le porte intarsiate e il coro della Chiesa di S. Pietro di Perugia e il rivestimento ligneo della sala delle udienze del Collegio della Mercanzia negli anni dal 1865 al 1876. Lavorò anche per Bastia, sua città natale, quando realizzò nel 1874, il mobilio e le poltrone per l’arredamento della sala del Consiglio e dell’ufficio del Sindaco. In questo anno 1876 già vantava il titolo di intarsiatore della Regia casa di Sua Maestà il Re d’Italia. Ricevette per i suoi lavori diciassette medaglie in occasione delle esposizioni a cui partecipò, in particolare quella di Perugia del 1899. Morì a Perugia all’età di 83 anni e molto ne parlarono di lui i giornali locali e gli specialisti storici dell’arte. Nel necrologio fu ricordato come “operoso negoziante della nostra città, favorevolmente noto anche fuori di quì per i preziosi lavori d’intarsio che uscivano dal suo laboratorio”.

V&A Museum (1855)

GIOVANNI ANGELINI
Bastia Umbra 1 Settembre 1909 - 16 Aprile 1999

Pubblicitario, disegnatore e grafico entrò alla Perugina intorno al 1934 lavorando insieme al “maestro” Federico Seneca. Vi rimase fino alla fine degli anni Sessanta. Ricoprì l’incarico di capo ufficio pubblicità e successivamente di direttore artistico, realizzando disegni, slogan e campagne anche per la Buitoni. Rimangono tuttora di grande impatto i manifesti, le inserzioni pubblicitarie, cartoline postali, strisce pubblicitarie e biglietti augurali da lui realizzati.

Fonte: Terrenostre

GIUSEPPE LANCETTI
Bastia Umbra, 27 novembre 1928 – Roma, 8 marzo 2007

Pino Lancetti inizia la sua carriera artistica come pittore e decoratore di ceramiche. Terminati gli studi all’Accademia d’Arte Bernardino di Betto di Perugia, nel 1954 si trasferisce a Roma, dove apre il suo primo atelier in via Margutta. In questi anni inizia la collaborazione con le grandi firme della moda italiana emergente: Carosa, Emilio Schuberth, Alberto Fabiani, Simonetta e Antonelli. Le prime a credere nel talento del pittore-stilista furono però Irene Brin, giornalista e scrittrice, e Palma Bucarelli, critica e storica dell’arte, all’epoca direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

È del 1961, il debutto di Pino Lancetti nell’haute couture con la prima sfilata a Palazzo Pitti, anche se il successo arriva solo nel 1963 con una collezione di modelli d’ispirazione militare che anticipava i tempi. Lancetti fu, infatti, fra i primi stilisti a comprendere che stava mutando notevolmente sia la moda, sia il ruolo sociale della donna.

Il successo internazionale sopraggiunge alla fine degli anni sessanta, quando lancia vestiti realizzati con tessuti stampati che si ispiravano alle opere dei grandi maestri dell’arte contemporanea: Chagall, Kandinskij, Klimt, Matisse, Modigliani, Picasso, ecc. Questo gli valse nel mondo della moda internazionale l’appellativo di sarto pittore. Indimenticabile, fra tutte, la collezione dedicata a Picasso e presentata nel 1986, anno in cui a Roma l’Accademia di Francia celebrò i 25 anni di attività dello stilista. Il suo interesse espressivo si concentrò spesso anche sullo stile folk o sul Rinascimento italiano, enfatizzando le linee morbide ed i colori che da essi traeva. Lancetti era il “collegamento” concreto tra la moda e l’arte, in tempi in cui queste reciproche influenze non erano così frequenti come oggi.

Lo stilista umbro, grazie alla fondazione del marchio e dell’azienda Lancetti non si occupava solo di abiti e tessuti, ma anche di borse, scarpe, profumi, ed accessori compresi l’alta bigiotteria. L’impero commerciale da lui creato non era nato per caso, ma era la sintesi di una ricerca assidua e di una sensibilità pittorica e poetica non comune. Dagli anni settanta a tutti gli anni novanta, le sue boutique spaziavano da Tokyo a New York, i suoi atelier da Milano a Roma.

Fra le sue clienti più famose si ricordano: Ginger Rogers, Audrey Hepburn, Annie Girardot, la principessa Salimah Aga Khan, la principessa Soraya Esfandiary Bakhtiari, Paola Ruffo di Calabria, regina del Belgio dal 1993 al 2013, e Silvana Mangano, per la quale nutriva una vera adorazione: “Le donne di oggi non sanno più essere eleganti – osservò in una delle sue ultime interviste – non c’è più attenzione, non c’è ricerca. Vedo solo sciatteria, massificazione, soprattutto tra le giovani. È l’era dei jeans e delle t-shirt. L’ultima donna elegante è stata Silvana Mangano: raffinata, bellissima, con quell’incarnato quasi trasparente, diafana negli ultimi anni della sua vita”.

Nel 1999 decide di ritirarsi dal mondo della moda e cede la sua azienda ad un gruppo imprenditoriale torinese, per dedicarsi alla sua passione originale: la pittura. Nel 2000, presso il Chiostro del Bramante a Roma, sfila la sua ultima collezione. Nello stesso anno riceve dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, la decorazione di Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana e gli viene conferito il premio alla carriera, consegnatogli dal Sindaco di Roma, Francesco Rutelli, durante le sfilate estive di Piazza di Spagna.

Pino Lancetti è morto a Roma l’8 marzo 2007, all’età di 75 anni. La celebrazione funebre si è svolta il 10 marzo nella Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma. Oggi riposa nel cimitero comunale della sua città natale: Bastia Umbra, che nel 2017 gli ha intitolato un largo nel centro storico della città.

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